Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva

First Rome Workshop on Experimental Psychopathology

di Carlo Buonanno

Sabato primo marzo, presso l’Auditorium di Via Rieti a Roma, si è concluso il First Rome Workshop on Experimental Psychopathology, un appuntamento che ha visto impegnati ricercatori di tutta Europa. L’evento è stato organizzato dalla Scuola di Psicoterapia Cognitiva, dall’Associazione di Psicologia Cognitiva e promosso dall’Area di Interesse sulla Psicopatologia Sperimentale della SITCC (AIPS; responsabile Roberta Trincas), con il sostegno del Dipartimento di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma. Tema: il contributo della ricerca in laboratorio alla comprensione dei meccanismi di genesi e mantenimento della psicopatologia.

Nel corso dell’incontro, ricercatori provenienti da diverse università europee hanno ragionato su cosa significhi orientare scientificamente la psicoterapia, d’accordo sulla necessità di integrare differenti paradigmi sperimentali, con l’obiettivo ampiamente condiviso di mettere a disposizione dei clinici dati utili a sviluppare pratiche terapeutiche sempre più efficaci.

Invitati di spicco, alcuni tra i nomi più conosciuti nel panorama internazionale. David Clark dell’Università di Oxford (Developing new psychological treatments: on the interplay between theories, experimental science and clinical innovation), Graham Davey dell’Università del Sussex (10 Reasons why Clinical Psychology needs Experimental Psychopathology), Reuven Dar dell’Università di Tel Aviv (Doubt in Obsessive-Compulsive Disorder: Esploring its Scope and Underlying Mechanisms), Ernst Koster della Ghent University (Experimental psychopathology research into cognitive biases: One size does not fit all) e Francesco Mancini della Scuola di Psicoterapia Cognitiva (Fear of deontological guilt and disgust in OCD), che ha fatto gli onori di casa. Di particolare e pratico interesse, la lecture tenuta dal Prof. Clarke che, oltre a presentare una rassegna degli ultimi lavori sul disturbo di panico, sulla fobia sociale e sul disturbo post traumatico da stress, ha descritto gli eventi che lo hanno visto protagonista nella promozione di Improving Access to Psychological Therapies (IAPT), il programma del National Health Service britannico (NHS) che offre interventi approvati dal National Institute for Health and Care Excellence (NICE), per i pazienti che soffrono di disturbi d’ansia e dell’umore.

Accanto ai nomi di spicco, quello dei colleghi meno noti che hanno contribuito al dibattito, centrando in pieno l’obiettivo di mostrare come la ricerca sugli ingredienti cognitivi ed affettivi dei disturbi sia possibile integrando paradigmi sperimentali a diversi livelli di spiegazione (comportamentale, psicofisiologico, neurobiologico). Difficile menzionarli tutti. Nel corso della due giorni, a mio parere spiccano il lavoro di Vervliet Bram, dell’Università di Leuven, sui criteri di validità nell’experimental psychopathology; la presentazione di Alessandro Couyoumdjian, del Dipartimento di Psicologia della Sapienza, sul ruolo del problema secondario nei pazienti fobici; l’intervento di Iris Engelhard, dell’università di Utrecht, sull’effetto che i comportamenti di ricerca di sicurezza hanno nell’aumentare le percezioni di pericolo; il contributo di Belinda Platt della Ludwig-Maximilians University di Monaco, sui benefici di un aumento della connettività delle reti prefrontali negli adolescenti depressi; la ricerca di Valeria Carola, del Dipartimento di Neuroscienze Sperimentali della Fondazione Santa Lucia di Roma, sugli effetti che uno stress somministrato nei ratti alla terza settimana di vita hanno nel produrre esemplari adulti dalle caratteristiche  fenotipiche simili a quelle di individui depressi.

Molti di questi interventi saranno pubblicati su un numero monografico del The Journal of Experimental Psychopatology, diretto da Graham C. L. Davey.

Francesco Mancini ha concluso i lavori dando appuntamento a tutti per il II Workshop on Experimental Psychopathology-Roma 2015.

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