Roberto Lorenzini sul saluto a Gianni

Non so se l’aggettivo “bello” sia appropriato per un funerale ma proprio così è stato ieri e non per l’incontro con tanti vecchi amici e maestri con cui ci si è scambiato un bacio e un abbraccio e la consueta frase “ mi fa tanto piacere se non fosse per la circostanza!” seguita dalla promessa falsa di rivedersi in una situazione migliore. E’ stato bello perché il prete che ben conosceva Gianni ha delineato la grande impresa culturale e umana di integrazione tra fede e ragione che Gianni ha tentato con successo.

Insomma è stato un funerale da fare invidia e per il quale meriterebbe di morire subito se non fosse che va così solo se prima hai vissuto una vita come la sua e non è facile. Peccato che lui non se lo sia goduto ( almeno questo penso io, poi va a sapere). Del resto quando Don Ottavio ha letto il brano “dal vangelo di Giovanni” mi son detto dentro di me “pure questo aveva scritto? Vediamo chi cita in bibliografia” E’ incredibile l’amore che aveva seminato e con gli occhi umidi ognuno di noi aveva un aneddoto personale da raccontare, magari un incontro breve ma che aveva lasciato una traccia. In quella piazza assolata ho ripensato al racconto di Buzzati “enigma canino” in cui due cani di fronte ad una chiesa si interrogano sul comportamento bizzarro degli umani che si radunano tutti e si disperano perché qualcosa gli viene portato via dentro una grande cassa che evidentemente contiene leccornie straordinarie, ma nonostante siano in tanti e potrebbero farcela nessuno muove un dito per non farla portar via. Il fatto è che i cani (noti per il deficit di decentramento) non sanno che siamo convinti che ci ritroveremo tutti allo stesso banchetto commensali e pietanze gli uni per gli altri. Speriamo.

Con alcuni dei presenti ci siamo poi soffermati a parlare dell’ultimo lavoro  sul narcisismo preparato per il la relazione inaugurale del congresso di Verona e la pubblicazione su “Cognitivismo clinico”. Pur essendo chiaro che la decisione ultima spetta agli organizzatori del congresso e al direttore della rivista mi permetto, di suggerire che sarebbe bello se il testo della relazione introduttiva del congresso fosse a sola firma di Gianni e fosse letto ( Gianni lo aveva già ripulito perfettamente) da 6 soci che si alternano per sottolineare l’unicità della SITCC, la creatura di Gianni e che lo integrano con vignette cliniche. Non posso, ad esempio, dimenticare il racconto di Gianni della paziente che gli diceva di aver una terribile arsura di “spremuta di occhi” per descrivere il disperato bisogno di essere riconosciuti dei narcisisti. La relazione potrebbe trasformarsi in una sorta di “reading” in onore di Gianni e l’alternarsi di 6 lettori sarebbe a protezione della frantumazione cabasisica a fronte di una relazione corposa. La scelta dei relatori( i più giovani, i più vecchi bho? può essere del direttivo che si beccherà le inevitabili polemiche. Del resto sennò che li paghiamo a fare.

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